possibilità di salvezza, e non di fuga
gennaio 9th, 2012 § Lascia un commento
la gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità.
[richard yates, revolutionary road]
tendo a considerare definitiva l’ipotesi secondo cui compiendo le stesse azioni non si possano ottenere risultati diversi – per quanto la mia pigrizia innata lo agognerebbe.
così decido di assecondare la mia voglia di nuovo anche se non si tratta, perlomeno non ancora, di provare qualche droga o andare in discoteca perché de gustibus, ci mancherebbe, ma l’idea non mi alletta e uno dei lati positivi del crescere risiede nel sapere soprattutto quello che non vorresti.
quindi mi sforzo di pensare a qualcosa che mi potrebbe fare stare bene e che per timidezza non conosco, una cosa semplice tipo partecipare a gruppo di lettura – peraltro con il romanzo di uno degli scrittori che più amo, revolutionary road – e provare a vedere l’effetto che fa.
a ventinove anni, forse, posso ripensare alla me quindicenne che raccoglieva consensi inspiegabili alla me stessa di adesso, prima che qualcosa o qualcuno mi zittisse lasciandomi in cambio una timidezza totale e prepotente.
poi, certo, ci sono stati eventi e persone che mi hanno frantumata più volte. del resto è naturale: le delusioni si rimarginano ma rimangono pezzi di vetro a ricordarti chi eri e chi sei diventata, e gli occhi e le orecchie e le mani istintivamente sono diversi e modulati su quanto hanno visto e sentito e fatto.
proprio per questo motivo darsi possibilità non è una via di fuga bensì di salvezza, ché lo sosteneva il caro vecchio freccia anni fa: da te stesso non ci scappi manco se sei eddy merckx. e poco conta se impieghi una vita non tanto a capirlo, quanto ad accettarlo.