ci sono quelli che si condannano al grigiore della vita più mediocre perché hanno avuto un dolore, una sfortuna; ma ci sono anche quelli che lo fanno perché hanno avuto più fortuna di quella che si sentivano di reggere.
italo calvino

questa frase mi è tornata in mente ieri sera, chiacchierando con un’amica. dolorosa e veritiera.
non so quale sia il tuo caso.
certo che alcune sere continuare a ripetermi che non sei più un mio problema non mi aiuta affatto.

buio totale, voglia di abbracci che non arriveranno e di parole che non esistono.
in alcuni momenti è quasi annaspare.
in altri è adrenalina, entusiasmo, immaginazione.

il problema non è mai stato pensare di non riuscire a sopravvivere.
il dilemma è il come. il dilemma è pensare agli strascichi del cuore e del corpo. il dilemma è pensare a quello che ero e non sarò più, a quello che sarei potuta essere e che so non sarò mai.

a ciascuno il suo, per favore.


estemporanea

04feb10


mi chiedo quand’è che arriverai e mi mostrerai tutta la bellezza che non scorgo e che mi sto perdendo.
mi chiedo se avrai voglia di viaggiare e di viaggiarmi dentro, se riuscirò mai a scoprire la potenza sconcertante e affascinante della parola ‘reciprocità’, finora sostantivo ornamentale e amaro.


lei si alzò con un gesto finale,
poi andò via senza voltarsi indietro
mentre quel vento la riempiva
di ricordi impossibili,
di confusione e immagini

francesco guccini


è vero: ho nostalgia dei miei vent’anni, di quando scoprivo guccini e mi innamoravo delle sue canzoni, di quando smaniavo per andare a bologna e finivo in via fabbri 43, di quando tutto sembrava intero e possibile – e poi forse lo è ancora, a distanza di sette anni, ma in una maniera diversa. non meno autentica, forse perfino disincantata il giusto, così come dovrebbe essere.
eppure mi manca, mi manco.
quando l’ho scoperta, anni fa, non credevo mi sarei potuta ritrovare così tanto in questa canzone.



don’t ever tell anybody anything. if you do, you start missing everybody.
salinger


sono in uno di quei momenti in cui, mediamente, non voglio essere trovata.
desidero essere alla deriva senza dover parlare o spiegare. perché dovrei spiegare quella che sono, e non ne ho voglia.
probabilmente – rifletto – non sarei chissà quanto in grado di avere una relazione stabile con qualcuno. i miei momenti di solitudine cercata e voluta ci saranno sempre, così come il fastidio per i rumori, le parole, le domande. giustificarmi è difficile: avere questi momenti mi fa sentire in colpa, ma fa parte del mio essere. e, soprattutto, ne ho bisogno.

ci sono periodi in cui tutto quello che cerco è silenzio, spazio, libri, film, fogli bianchi. una sorta di bolla in cui vivere e respirare, dimenticandomi di tutto e tutti.

tu sei tornato, e i brividi di freddo erano reali e non assomigliavano a quelli del freddo da neve di milano. tremavo e battevo i denti e piangevo e pensavo che tutto questo era ingiusto. eppure hai ancora il potere di influenzare il mio corpo. e odio non averne il controllo.

è stato bello entrare in un locale con una gonna leggera mentre fuori nevicava e sedermi a un tavolo dove tutti mi aspettavano. è stato bello ridere, ridere, ridere.
sbronzarci come quando avevamo 18 anni e fare discorsi stupidi, ignorando i dieci anni di più sulle spalle, i contratti a progetto, la precarietà sentimentale, oltre che lavorativa, e tutti i sogni andati a puttane.
ridevamo di noi stessi, ed era un piccolo momento perfetto, uno di quelli che fa sorridere a distanza di tempo, quando non sai se le cose andranno meglio o peggio di adesso.

è morto salinger, e leggendolo ho sentito una forte stretta allo stomaco. ho ripensato a quella che era la mia ‘migliore’ amica, che non sento da anni. il giovane holden me l’aveva prestato lei, quando avevamo 12 anni. e per un attimo mi è mancata tantissimo.
in ogni caso, come ripeto spesso, il potere della letteratura, delle parole e delle emozioni trasmesse attraverso un pezzo di carta non avrà mai paragoni.



dovrei rivalutare tutto dal principio
trovare la forza e l’audacia per farlo
so già che per un momento sarà pieno inverno

carmen consoli


la prima cosa bella e la versione di barney. un film e un libro. entrambi capaci di farmi ridere e piangere, immaginare mondi e volti, provare magoni allo stomaco e nodi in gola. a distanza di giorni, ripenso al film di virzì e ho l’impressione che mi sia stato cucito sulla pelle, che certe sensazioni provate non andranno via, mai. la voglia di rimanere seduta, guardando i titoli di coda e assaporando la cover della canzone che dà il titolo al film, incapace di proferire parola.
il libro di richler: la dedica a inizio romanzo che ho riletto dopo aver terminato la lettura, l’immagine dell’autore in copertina, avere l’impressione che barney e miriam esistano davvero da qualche parte. avere voglia di incontrarli, di implorare miriam di ripensarci, di tornare assieme a barney, che è un cazzone, lo so, ma uno che ti ama così non lo troverai più, miriam mia adorata miriam, lo sai vero?

mi sembra di vivere in una dimensione strana ed estranea. una dimensione nella quale, fumando una sigaretta verso il tramonto, mi dico che in fondo senza te sto quasi bene, perché poi, lo sappiamo, tu non ci sei mai stato davvero.
eri la mia coperta di linus, in un certo senso. eri possibilità, speranza, illusione. sei stato la voglia di un abbraccio che avevo paura, pudore e imbarazzo a chiederti. ma me la sono sempre cavata da sola, e ora non è cambiato granché.

mi sono messa a nudo con me stessa come mai era successo. ho attribuito nomi esatti a tutto quello che riguardava te, costringendomi a farlo a occhi aperti. non è piacevole quello che ho visto, ma mi sembra di essere cresciuta e di avere un po’ meno paura.

in fondo, è quasi come una prima cosa bella.


mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
fabrizio de andrè


voglio partire.

partire sapendo di avere un posto dove tornare.
partire, camminare, percorrere strade nuove sentendole estranee o familiari, come in un’epifania.

barcellona, bruxelles, lisbona, londra, parigi, berlino, praga. segno tutto, prendo appunti, la mia moleskine rossa non è mai stata così viva.

scrivo molto, soprattutto la sera quando torno a casa. nonostante la stanchezza, mi sento bene.
un lavoro numero due e, perché no, anche un numero tre.
quello che conta è scrivere.
ho delle storie che vorrei raccontare, stupita ed emozionata dal disgelo.

tu sei lontano anche nei sogni, e questo è un buon motivo per sorridere.




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