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la vita che vorrei

Agosto 2, 2008

once, uno dei più bei film che io abbia mai visto. dolce, delicato, tenero. fa venir voglia di credere in cose belle e pulite. non importa che il finale lasci un retrogusto amaro e realista: la colonna sonora e la poesia che si schiudono alla visione del film ripagano di ogni cosa.
l’ho guardato ieri sera mentre, dalla finestra, sentivo lo scrosciare della pioggia aumentare sempre più di intensità. trovo meravigliosi i temporali estivi, e anche molto romantici.

bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia sono tuoi

stasera parto ed è una partenza che significa distacco. è una partenza che significa speranza. è una partenza che vuol dire milano, ci rivediamo l’ultima settimana di agosto sperando di aver abbandonato, nel mentre, tutta questa tristezza inutile.
è una partenza preludio di libri, film, mare, tranquillità, ozio, cellulare e computer quasi sempre spenti, amiche, fusa della gatta e il profumo della notte dal terrazzo di casa mia.

la vita che vorrei passa da questa città, dai concerti dell’autunno, dai fogli attaccati al muro di questa stanza, dal corso di sceneggiatura teatrale a cui desidererei partecipare, da un lavoro che spero mi offra presto un’indipendenza economica.
la vita che vorrei passa da un’indipendenza emotiva e sentimentale che non so se raggiungerò mai, dal desiderio di non voler più guardare indietro, dalla leggerezza di vivere e amare che non mi appartiene poi davvero.
la vita che vorrei passa dall’avere ancora voglia di fermarsi a guardare il cielo, dall’iniziare a pensare davvero a quello che si ha, piuttosto che continuare a perdersi in grovigli d’anima per quanto mi manca e sento di meritare.
la vita che vorrei è fatta di silenzi condivisi e solitudini dolci e parole essenziali che sono abbracci e notti che lievi si allungano fino al mattino mostrando l’alba bella come non ricordavi, come forse non avevi mai saputo.

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di jazz, ameliè e tempo che scorre

Luglio 23, 2008

now it’s closing time, the music’s fading out
last call for drinks, I’ll have another stout.
turn around to look at you, you’re nowhere to be found,
I search the place for your lost face,
 guess I’ll have another round
and I think that I just fell in love with you -
Tom Waits

 

guardo telefilm americani, organizzo aperitivi, vado a pranzo con le mie colleghe di lavoro, compro più libri di quanti ne riesca a leggere (ma è comunque bellissimo). ho visto bollani in concerto e mi sono perdutamente innamorata del suo genio e dell’incanto che sprigionano le sue mani sul pianoforte. il concerto si inseriva nel festival jazz organizzato all’arena e a me fa sorridere pensare che fino a qualche mese fa, quasi un anno fa ormai, non avrei immaginato mai di vivere a milano, di affacciarmi dalla finestra di casa e vedere l’arco della pace e di andare a un concerto che avesse a che fare con il jazz. ascolto a ritmo alternato tom waits, baustelle e per l’appunto bollani, rido e scherzo molto in ufficio con le mie due colleghe, ricevo complimenti dai miei capi per come scrivo (sapete, io avrei voluto vivere di scrittura), dall’ultima volta in cui ci siamo visti sono cambiate alcune cose. ho iniziato a lavorare nell’agenzia in cui mi trovo attualmente, ho terminato il master, ho conosciuto nuove persone, mi sono sbronzata diverse volte, ho stretto rapporti che quasi potrei iniziare a definire di amicizia, ho scoperto nuova musica, ho pensato di vivere benissimo senza di te, ho cancellato due anni di blog, ho incontrato per strada un ragazzo in bicicletta e una ragazza era seduta accanto, tra lui e il manubrio, ho pensato a una delle scene finali di ameliè e ho sorriso perché l’idea che ho dell’amore può essere racchiusa in un’immagine del genere, che è semplice e poetica, e io in fondo ci credo ancora. penso a quando mi hai detto, la notte di capodanno, che qui avrei iniziato una nuova vita, che avrei conosciuto molte persone, che sarei uscita con ragazzi molto più interessanti di te e che tu saresti stato un ricordo lontano. vittimismi a parte, dopo quasi otto mesi mi sento più grande, più disillusa, più triste, più sorridente, più consapevole ma i miei occhi sono identici a quelli che ti guardavano il 31 dicembre in un modo che non saprei ma che sento doveva essere molto bello. e se solo tu l’avessi voluto io ti avrei guardato in quella stessa identica maniera per non so quanto tempo, ma anche io ho smesso di raccontarmi delle favole, o perlomeno ci provo. e mentre cerco di vivere nel miglior modo possibile nonostante uno strazio silente mi squarci attimo dopo attimo senza tregua, penso che se non posso avere te allora non voglio nessuno, che solo il pensiero mi nausea. e allora vedi, alla fine avevi ragione tu, sono proprio una bambina.

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le conseguenze dell’amore

Luglio 17, 2008

(paolo sorrentino, le conseguenze dell’amore)


poi possiamo raccontarci tutte le cose più convincenti e belle del mondo. possiamo uscire con le nostre amiche, possiamo ridere e sentirci sollevate a tal punto da pensare: ecco, sta passando. possiamo andare in giro per negozi, possiamo trascorrere ore in librerie, possiamo programmare concerti che aspettiamo da tanto, possiamo ubriacarci, possiamo convincerci che sì, va meglio. possiamo pensare che nel nostro presente c’è tanto di quello che desideravamo fino a qualche tempo fa e che dovremmo esserne contente e orgogliose. possiamo parlarne con quello che ci sembra quasi distacco, possiamo sorridere incontrando per strada un ragazzo bellissimo, possiamo ricordarci che forse ce l’abbiamo davvero tutta la vita davanti, possiamo pensare che i nostri sorrisi sono belli e sinceri e che il resto bisogna lasciarselo alle spalle una volta per tutte. possiamo esserne talmente convinte, in certi momenti, da sentirci onnipotenti, da desiderare l’essere messe alla prova, tanto siamo sicure di quello che diciamo. tanto da pensare: ce la sto facendo. sensazione di euforia, di leggerezza, quasi di felicità.

negli ultimi giorni ho nutrito insistentemente una sensazione di annientamento cosmico talmente intensa e totalizzante da farmi cessare subitamente ogni presa in giro verso me medesima. ho capito che non deve esserci fretta di pensare di stare meglio. ho capito che la sensazione di benessere che ogni tanto - per fortuna - mi pervade non può sostituire o porre rimedio a qualcosa che c’è, è tangibile, non c’è stella che tenga, o progetto, o calore umano, o certezza di avere fatto tutto il possibile per difendere qualcosa che non sai più se essere stato reale, e quanto.

e può sembrare sciocco, infantile, immaturo. quel che è. io però odio - odio - chi si permette di giudicare il dolore altrui. intanto ascolto de andrè, passerà anche questa stazione, passerà questa pioggia sottile come passa il dolore, e a queste parole mi arrabbio, non so mica bene perché.